Il viaggio del Caseificio Maldera verso la robotizzazione: il racconto di Giuseppe Maldera

A Corato, nel cuore della Puglia casearia, c’è un’azienda che ha scelto di non fermarsi alla perfezione artigianale.

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Il Caseificio Maldera ha intrapreso un percorso audace: portare la robotica nel tempio della burrata.

Non è stata una scelta dettata dalle tendenze o dal semplice effetto novità. È stata una necessità. Quando la domanda ha iniziato a crescere in modo esponenziale e i requisiti di sicurezza microbiologica sono diventati sempre più stringenti, il Caseificio Maldera ha dovuto rispondere a una domanda cruciale: come continuare a garantire l’eccellenza, su scala industriale, senza perdere l’anima del prodotto? La risposta è stata rintracciata nell’innovazione.

Il progetto sin dalle prime fasi si è rilevato ambizioso, in quanto la burrata è un prodotto delicato, fresco e complesso. La strada percorsa dall’azienda non è stata quella del semplice adeguamento tecnologico, ma è stata indirizzata verso lo sviluppo di un sistema prototipale mai utilizzato prima per questa tipologia di prodotto. Il cuore dell’innovazione alla base della robotizzazione del processo produttivo caseario è un robot che prende la pallina di mozzarella, la riempie di stracciatella e la chiude in punta, con una precisione che sfida la mano umana. Il tutto si configura in un sistema ibrido di meccanica, software e robotizzazione, in grado di replicare la manualità senza tradirne lo spirito.

Tra le scelte più significative Giuseppe Maldera ricorda anche l’adozione di materiali di imballo più ecologici: per dire addio polistirolo e introdurre il cartone. Una scelta che unisce innovazione e responsabilità ambientale, coerente con la visione a lungo termine dell’azienda.

Alla domanda sui progetti futuri la risposta di Giuseppe è chiara e definita: confezionamento automatizzato, ulteriori investimenti in ricerca e sviluppo, e l’obiettivo ambizioso – ma non impossibile – di una produzione completamente automatizzata entro cinque anni.

Dal laboratorio all’impresa: gli effetti concreti

I numeri parlano chiaro: la capacità produttiva è quintuplicata, passando da 50.000 a oltre 250.000 pezzi, mentre il fatturato è triplicato in quattro anni.

Ma il vero successo si misura in qualità e coerenza.

Oggi ogni burrata pesa esattamente quanto deve, ogni confezione rispetta i più alti standard igienico-sanitari. E quel sapore unico – simbolo della Puglia nel mondo – resta intatto.

Una rivoluzione che parte dalle persone

“La tecnologia da sola non basta” spiega Giuseppe Maldera, ciò che ha fatto la differenza è stato un investimento parallelo: quello nelle competenze delle persone. Gli operatori hanno affrontato un intenso percorso di formazione, diventando tecnici specializzati e supervisori di processo. La manodopera non è scomparsa, è cambiata e si è evoluta: non si tratta più solo di saper fare, ma di sapere gestire i processi, mantenendo l’occhio critico del casaro.

Il Caseificio Maldera dimostra che innovare non significa rinunciare alla tradizione, ma significa darle nuovi strumenti per sopravvivere nel mondo che cambia. È la storia di un’azienda che ha scelto di guardare lontano, senza mai dimenticare da dove viene.

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